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<title>Geeklog Site</title>
<link>http://www.marcomeloni.it/</link>
<description>Another Nifty Geeklog Site</description>
<managingEditor>marcomeloni@marcomeloni.it</managingEditor>
<webMaster>marcomeloni@marcomeloni.it</webMaster>
<copyright>Copyright 2010 www.marcomeloni.it</copyright>
<generator>GeekLog</generator>
<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 15:52:56 +0100</pubDate>
<language>en-gb</language>
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<title>La storia del Light Drifting</title>
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<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 08:48:59 +0100</pubDate>
<dc:subject>Speciali</dc:subject>
<description>Da diversi anni a questa parte si parla di light drifting. Si tratta, in pratica, di una tecnica di pesca che si esercita dalla barca, ancorata o a scarroccio che sia, con la quale si sfrutta al massimo l’effetto della pastura per portare in mangianza i pesci.
&lt;img width=&quot;78&quot; height=&quot;120&quot; src=&quot;http://www.marcomeloni.it//images/articles/20080309204859744_1.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt; E’ interessante notare come questa tecnica di pesca non abbia dei precisi canoni applicativi, tanto da potersi considerare un ibrido derivato da due tecniche quali il bolentino e il big game, e dove ognuno di noi può infondere qualcosa di personale, dalla realizzazione delle lenze alla scelta dei galleggianti, dal metodo di pasturazione alle esche.
Andiamo con ordine prendendo in considerazione prima i pesci che si possono pescare con tale tecnica; successivamente tratteremo le zone di pesca ed i metodi di ancoraggio, la pasturazione ed infine i terminali.
Le maggiori attenzioni di questa tecnica di pesca si rivolgono ai pesci di branco sia di taglia ridotta come occhiate, sugarelli, tanute, sia a pesci di maggior mole come palamite, dentici, pesce sciabola, ma anche lecce, ricciole e persino squali quali le verdesche, pesci decisamente più sportivi se pescati con attrezzature leggere piuttosto che con quelle pesanti.
Uno degli errori più gravi che si possono compiere nella pesca consiste nel fatto di svilire il valore sportivo delle nostre prede. Qualsiasi pesce, anche se piccolo, qualora pescato nel modo dovuto e con le attrezzature proporzionate alla sua taglia, può diventare una cattura importante. Se peschiamo sugarelli con delle lenze dello 0,15 mm, sicuramente ci daranno del filo da torcere, cosa naturalmente che non accade se li peschiamo con uno 0,40 mm. Lo stesso esempio, banale se vogliamo, può calzare per tutti gli altri pesci presi in considerazione.
La presenza dei pesci nel tratto di mare che stiamo battendo può essere rilevata in diversi modi: se la barca è dotata di un ecoscandaglio, le marcature dei branchi sarà manifestata sul suo schermo con marcature ampie e a macchia che possono apparire a qualsiasi profondità, dalla superficie sino al fondo; una marcatura a striscia, isolata, posta in obliquo, può essere sinonimo di pesce grosso isolato; puntini sparsi in prossimità del fondo possono invece significare un branco di pesce in mangianza. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero portare sulla lettura dell’ecoscandaglio. Ogni pescatore farà l’abitudine al proprio e con il tempo imparerà a leggerlo per bene, anche perché da modello a modello si possono riscontrare delle differenze di tipologia di marcatura, così come avviene a seconda della potenza di frequenza della sonda. 
Oltre a questo, potremo individuare anche i pesci di branco come ad esempio le occhiate, i sugarelli od i tombarelli quando questi avranno la &amp;quot;bontà&amp;quot; di farsi vedere, bollando in superficie.
La tecnica del light drifting può essere suddivisa in tre fasce di pesca proprio a seconda dei pesci a cui viene rivolto: la tecnica leggerissima che abbraccia la fascia dei piccoli pesci, la media che rivolge le sue attenzioni a pesci appunto di media taglia, e quella pesante quando le prede sono pesci estremamente combattivi e di taglia considerevole.
E’ difficile parlare di zone di pesca buone o meno buone per praticare il light drifting poiché dei tratti di mare che sono pescosi in certi periodi dell’anno possono diventare improduttivi in altri. Non solo addirittura si possono individuare delle zone di pesca che sono redditizie in particolari orari del giorno ed essere disertate dai pinnuti in altre. &lt;img width=&quot;79&quot; height=&quot;120&quot; src=&quot;http://www.marcomeloni.it//images/articles/20080309204859744_2.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt;
Di base, comunque, si possono azzardare delle considerazioni e tentare di individuare delle porzioni di mare che potrebbero, per logica essere più pescose di altre. 
In primis le secche. Su di esse, specialmente sui loro punti più alti, i cappelli o culmini, si trovano spesso branchi di piccoli pesci. Possono essere castagnole, boghe, menole e che potrebbero attirare i predatori di maggior taglia come dentici, ricciole, palamite e lecce che a stimolano maggiormente i nostri interessi. Talvolta, sempre sulle secche, possiamo incontrare a mezz’acqua o sulla tre quarti, verso il fondo, anche i branchi delle occhiate, delle tanute e dei sugarelli. Non è detto comunque che tali branchi non possano essere individuati anche in prossimità del fondo, mescolati con esemplari di altre specie.
La secca poi, specialmente se si erge ripida ed isolata, divide la corrente che si allarga intorno ad essa e si richiude dopo averla superata facendovi confluire i microrganismi di cui si cibano i piccoli pesci. Ecco così che anche il ridosso di corrente della secca può diventare una zona ottimale di pesca.
Volendo anche accennare ad altre tipologie di fondale,  possiamo parlare delle praterie di posidonia, sopra i quali trovano l’habitat ideale boghe, sugarelli e tanute, oltre naturalmente ad altri piccoli pesci di branco come le castagnole o le menole che con essi sono cibo assai gradito ai predatori; i fondali composti da sabbia rocce ed alghe, dove amano pascolare specie interessanti come saraghi ed orate; le vicinanze dei porti di attracco delle barche della pesca professionale, aree continuamente alimentate dallo scarto del pesce che viene gettato in mare.
Per fermarsi su una determinata zona di pesca, che spesso può essere incredibilmente ristretta, non basta buttare l’ancora ed assicurare la cima alla bitta. Innanzitutto la nostra ancora dovrà essere di un peso tale da farla rimanere sul fondo anche quando la barca viene fatta sobbalzare dalle onde: la regola parla di un chilo di ancora per ogni metro di barca. Per consentire a questa di rimanere ben salda sul fondo è opportuno poi collegarla ad alcuni metri di buona catena che la appesantirà ed ammortizzerà le eventuali “strattonata” in caso di mare formato.&lt;img width=&quot;156&quot; height=&quot;110&quot; src=&quot;http://www.marcomeloni.it//images/articles/20080309204859744_3.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt;
Prima di gettare l’ancora dovremo capire come si disporrà la barca rispetto al luogo dove intendiamo pescare. 
Variabili dell’ancoraggio sono direzione della corrente, la sua intensità, direzione del vento e la sua forza.
Con vento debole o nullo la barca si orienterà con la prua contro corrente (condizione favorevole di pesca). In assenza anche di questa la barca potrà sbandierare anche a 360° (condizione di pesca non troppo favorevole).
In caso di vento a regime di brezza e corrente nulla la barca si disporrà con la prua al vento (condizione di pesca abbastanza favorevole).
In presenza di vento e corrente con identica direzione la barca si disporrà con la prua contro il vento e contro corrente (condizione di pesca favorevole).
Quando la corrente ed il vento hanno direzione contraria la barca si dispone quasi sempre trasversalmente con la prua rivolta contro la condizione dominante (vento o corrente) ed inclinata con un angolo più o meno accentuato a seconda della sua intensità (condizione di pesca non troppo favorevole). Lo stesso accade quando la corrente ha una direzione trasversale rispetto al vento (condizione di pesca non troppo favorevole).
Nel caso di pesca difficoltosa a causa del contrasto tra vento e corrente sarebbe opportuno un ancoraggio a due ancore in modo da tenere una delle due murate a favore di corrente.
Come abbiamo detto la nostra tecnica è basata sulla pasturazione, cercando con essa di richiamare i pesci a tiro di lenza. Da qui ad esempio un punto di contrasto con la traina dove invece è il pescatore che dirige le sue esche verso i pesci o almeno ci prova.
Abbiamo parlato dell’ancoraggio prima di parlare delle pasture e delle forme di pasturazione poiché è proprio in base alle condizioni meteomarine ed al nostro ancoraggio che si potranno ottenere risultati più o meno soddisfacenti. La pastura quindi dovrà avere un movimento a caduta verso il fondo e dovrà essere quanto più possibile indirizzata nella zona di pesca ed alla profondità in cui si intende pescare.
La pastura base per il light drifting sono le sardine. Le possiamo impiegare intere, spezzettate ed addirittura tritate. Con esse si possono richiamare un po’ tutti i pesci che ci interessano, dai più piccoli a quelli più grandi. Sembra proprio che questo pesce azzurro abbia un indice di gradimento altissimo, per non dire universale.&lt;img width=&quot;160&quot; height=&quot;106&quot; src=&quot;http://www.marcomeloni.it//images/articles/20080309204859744_4.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt;
A seconda dei casi, quando ad esempio siamo in cerca dei pesci più piccoli potremo impiegarla macinata in unione con della crusca, per aumentare il volume oppure al pane ammollato e sbriciolato a agli sfarinati che troviamo confezionati. Personalmente preferisco impiegarla schietta o in unione magari alla crusca, aggiungendo al tutto  un poco di olio di sarda.
Pescando agli sparidi potrebbe essere interessante pasturare a cozze frantumate o addirittura intere a patto di trovarle a dei prezzi accettabili.
Le forme di pasturazione possono essere diverse: libera, gettando in acqua le sardine intere, a pezzetti o macinate (a seconda dei casi); ancorata alla barca, utilizzando pastura macinata o spezzettata contenuta in reticelle ed appesantite da una zavorra per tenerle alla profondità voluta; libera, ma portata alla profondità voluta da un pasturatore a sgancio; spezzettata con un apposito cestello munito di lame sul coperchio che sminuzza le sarde. Nella pasturazione come detto dobbiamo tenere conto della forza e della direzione della corrente per non rischiare di mandare a pescare le lenze lontane dalla pastura.
Le esche fondamentali per il drifting leggero sono: la sardina, l’alaccia, il calamaro vivo o morto (anche tagliato a strisce), la seppia viva o morta, pesci vivi come le occhiate, le boghe, le menole, il cefalo, il sugarello, l’aguglia. 
Sulla sardina abbocca veramente di tutto, con il calamaro e la seppia vivi possiamo catturare dentici, lecce ricciole e palamite sono esche assai delicate e possono essere uccise dai branchi delle tanute. Con le stesse esche, morte possiamo catturare occhiate, sugarelli, saraghi, orate, tanute ecc. Un po’ di tutto, insomma. I pesci vivi fanno sicuramente  la selezione e vengono impiegati quando cerchiamo un predatore di classe, un dentice, una ricciola, una palamita, una leccia anche se possono capitare anche gronghi e murene se li facciamo pescare in prossimità del fondo.&lt;img width=&quot;79&quot; height=&quot;120&quot; src=&quot;http://www.marcomeloni.it//images/articles/20080309204859744_5.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt;
Abbiamo parlato di pesci, di esche, di pasture, di luoghi di pesca: ma quali sono le attrezzature della nostra tecnica?
In linea di massima possiamo dire che comprendono una marea di prodotti: canne dalle diverse azioni e destinate a tecniche diverse come ad esempio lo spinning, il bolentino, la traina e che possono essere più o meno potenti e di lunghezza estremamente variabile; mulinelli, sia fissi che rotanti anche essi nelle diverse numerazioni; monofili di diametro dallo 0,16 allo 0,80 mm e cavetti in acciaio da 15 a 50 libbre; piombi da pochi grammi di peso sino ai trecento e più; ami in un assortimento di ami dal n. 6 al 7/0; galleggianti scorrevoli da 10 a 300 grammi di portata; girelle con e senza moschettone. Come si può vedere il parco attrezzature è vastissimo ma non dobbiamo spaventarci; potremo portarci a bordo tutto in una cassetta di medie dimensioni, riponendo gli accessori in apposite scatoline munite di scompartimenti.
Il consiglio che comunque posso darvi con la ponderazione maturata in diversi anni di esperienza, consiste nel dire che non si sa mai cosa può accadere quando affrontiamo una battuta di light drifting: possiamo infatti catturare i pesci che pensavamo di trovare oppure non prendere niente, ma teniamo presente che quando immettiamo in acqua della pastura, questa potrebbe attirare di tutto e che una battuta ad occhiate, potrebbe anche finire con un bel dentice od una leccia a bordo, sempre che naturalmente, sulla barca vi sia la giusta attrezzatura per pescarli.&lt;img width=&quot;160&quot; height=&quot;106&quot; src=&quot;http://www.marcomeloni.it//images/articles/20080309204859744_6.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt;
Il light drifting prevede lenze zavorrate quando si vuole pescare in profondità; lenze prive di piombatura, quando le si vuole lasciare andare libere sul filo della corrente; montate con un galleggiante, quando si vuole far stazionare l’esca ad una profondità prestabilita.Vi è soltanto da aggiungere che le montature dei finali possono essere ad amo singolo come a due o tre ami, legati in serie sullo stesso bracciolo. Tutto ciò dipenderà dalla grandezza dell’esca impiegata e dai pesci che si presume di insidiare. Innescando pesci vivi, ad esempio, sarà preferibile adottare lenze a due ami (con l’aguglia addirittura tre) e di dimensioni generose, 2/0 - 7/0, proporzionate comunque, alla misura del pesce esca. Anche pescando con la sarda intera si useranno terminali a tre ami ad esempio del n. 3 se cerchiamo le occhiate od i saraghi mentre se proviamo, il condizionale è d’obbligo, a dentici o palamite potremo montarla con due ami del 2/0 - 3/0. 



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Sistemi di pasturazione&lt;img width=&quot;79&quot; height=&quot;120&quot; src=&quot;http://www.marcomeloni.it//images/articles/20080309204859744_7.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt;

A parte i classici sistemi di pasturazione libera o in sacco, nel light drifting, ci possono venire di aiuto alcune macchine studiate per tale scopo. La prima è il pasturatore a sgancio.
Tale attrezzo é nato diversi anni fa, ma come ogni cosa nella pesca é stato modernizzato e soprattutto é stato reso molto più funzionale. Per dare al lettore un idea di quello che é in realtà uno di questi attrezzi, abbiamo preso in esame l'ultimo nato costruito e commercializzato in Italia dalla ditta Servimec di Prato. Il pasturatore ha una struttura interamente costruita in acciaio inox AISI 316. Il corpo é costituito da un cilindro di lunghezza di cm. 19,5 ed un diametro di cm. 14. I due tappi sono resi basculanti per mezzo di due cerniere in acciao inox. Nel primo tappo, quello inferiore, é fissato un cavetto d’acciaio della lunghezza di cm. 39. Su di questo é bloccato un ferma/cavetto che va ad incastrarsi su una linguetta fissata nel tappo superiore. Nella parte estrema del cavetto trova spazio una gassa dove è fissata la caluma per calare l'attrezzo sul fondo. 
Il peso totale del pasturatore é di 1,8 chilogrammi. Sistemate al suo interno le sarde intere o pezzi, queste potranno essere depositate sul fondo  o alla profondità desiderata, calando il pasturatore con una piccola cima e lasciare il suo contenuto in acqua mediante un deciso strappo.
Altre due macchine appositamente studiate per il drifting e light drifting, ci vengono invece offerte dalla ditta Italiana Spinelli di Bari. Si tratta dei famosi Trita sardine e getta sardine.
Questo strumento nasce dalla necessità di alcune tecniche di pesca, come il bolentino di Il primo è rappresentato da un contenitore di materiale plastico destinato a contenere sardine o altri pesci di dimensione simile a queste, dove dal lato inferiore è fissato il sistema di lame e da un disco forato, dal quale fuoriescono i pesci tritati. Nella parte superiore, il contenitore, presenta un imbuto atto a facilitare l’ingresso delle sardine e ad alloggiare la scatola comandi.
Questa funziona naturalmente a 12 volt ed ha un consumo orario veramente irrisorio. A questa macchina si affianca poi il getta sardine, ovvero un piccolo marchingegno che per mezzo di un mini rullo trasportatore, getta in mare le sardine, intere o pezzi a seconda di come vengono messe nell’apposita vaschetta. Un temporizzatore poi, ne regola la velocità di gettata. 
Un ultimo attrezzo è rappresentato da un pasturatore meccanico, composto da un cilindro metallico che per mezzo di lame contenute all’interno, tritano con il movimento della barca, le sarde immesse e ne disperdono i piccoli pezzetti.



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Ma quale canna&lt;img width=&quot;160&quot; height=&quot;106&quot; src=&quot;http://www.marcomeloni.it//images/articles/20080309204859744_8.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt;
Molti si domandano quali siano le canne più adatte per pescare a light drifting. Se siano cioè più adatte quelle da tamburo fisso o quelle da rotante, quanto debbono essere potenti o quale sia la loro lunghezza ottimale.
Rispondere a tale domanda è abbastanza semplice tenendo conto che il drifting leggero comprende una gamma di pesci pescabili piuttosto nutrita, spaziando da esemplari da pochi ettogrammi sino a quelli da dieci, venti e più chili. Le canne ottimali sono quindi quelle che ci permettono l’azione di pesca più veloce, ma che al tempo stesso ci consentano un controllo della preda ottimale. Ci spiegheremo meglio con qualche esempio: si stiamo pescando le occhiate che mangiano in superficie, ma piuttosto lontane dalla barca, una cannetta leggera da spinning montata con un mulinello a tamburo fisso sarà la soluzione ottimale, quella che ci permetterˆ giˆ di lanciare a distanza anche piccole esche e ci darà la possibilità di contrastare i pesci anche pescando con monofili sottili, senza temere di rompere la lenza. Pescando a dentici, sul fondo, si potranno impiegare delle canne da bolentino di potenza media e non troppo corte (dai due metri e cinquanta ai tre metri e cinquanta) così facendo, infatti, avremo la possibilità di gestire sia il terminale, che potrebbe essere lungo anche sui tre metri, come il combattimento della preda con una canna abbastanza elastica. Gli stessi dentici, però potranno essere anche insidiati con una canna tipo traina, montata con un rotante, dando così una maggior potenza all’insieme pescante. Se poi siamo alla ricerca delle grosse prede, le ricciole, per capirsi, l’impiego della canna da traina (12-20 libbre) montata con il rotante diventa quasi indispensabile.</description>
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<title>TECNICHE DI PASTURA</title>
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<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 11:06:00 +0100</pubDate>
<dc:subject>Speciali</dc:subject>
<description>Fondamentale in vari sistemi di pesca dalla barca, ed efficace anche nel bolentino, la pastura viene utilizzata per richiamare determinare specie di pesci, in modo da portarle a tiro delle nostre esche.
&lt;a href=&quot;http://www.marcomeloni.it//staticpages/index.php?page=tecnichepastura&quot;&gt;Tecniche di Pastura&lt;/a&gt;</description>
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<title>Tranci di Cernia al forno</title>
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<pubDate>Tue, 13 Feb 2007 09:54:00 +0100</pubDate>
<dc:subject>Ricette</dc:subject>
<description>&lt;b&gt;INGREDIENTI: &lt;/b&gt; Per 4 persone 4 tranci di cernia, olio, limone, vino bianco, sale, pepe
Versate nel fondo di una grande pirofila due o tre cucchiaiate d'olio e pochissima acqua, distribuite le fette di uno o due limoni. Sopra appoggiate il pesce che avrete salato e pepato, innaffiatelo con olio, regolate sale e pepe bagnatelo col vino. Cuocetelo nel forno scaldato a calore moderato, calcolando circa 15 minuti ogni mezzo chilo. Durante la cottura innaffiatelo di tanto in tanto col suo sugo.</description>
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<title>Tranci di Sciabola al burro</title>
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<pubDate>Tue, 13 Feb 2007 09:52:28 +0100</pubDate>
<dc:subject>Ricette</dc:subject>
<description>&lt;b&gt;INGREDIENTI: &lt;/b&gt; Per 4 persone 8 tranci di sciabola, olio, limone, farina, prezzemolo, pepe, 100 g di burro, sale
Fate marinare i tranci di sciabola in poco olio mescolato a su di limone, un po' di prezzemolo tritato, sale e pepe. Lasciateli insaporire per circa un'ora e anche più. Sgocciolateli, infarinateli. Cuocete i tranci al burro, a fuoco molto moderato così riusciranno più morbidi. Tempo di cottura circa sette minuti per parte.</description>
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<title>Gnocchi di nasello al burro e salvia</title>
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<pubDate>Tue, 13 Feb 2007 09:50:20 +0100</pubDate>
<dc:subject>Ricette</dc:subject>
<description>&lt;b&gt;INGREDIENTI:&lt;/b&gt; Per 4 persone.500 gr. di nasello sfilettato, 5 uova intere, 500 gr. di ricotta, 200gr. di burro, un mazzetto di salvia, sale e pepe, noce moscata.
Cuocete leggermente il nasello tagliato a pezzettini in un poco di burro, salate e fate raffreddare, mischiate il nasello con le uova e la ricotta aggiungete un pò di noce moscata, lavorate il composto, formate gli gnocchi che getterete nell'acqua salata bollente, scolateli quando verranno a galla e saltateli in padella con il burro e la salvia tagliata grossolanamente.</description>
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<title>Farfalle allo scorfano di fondale</title>
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<pubDate>Tue, 13 Feb 2007 09:47:07 +0100</pubDate>
<dc:subject>Ricette</dc:subject>
<description>&lt;b&gt;INGREDIENTI:&lt;/b&gt; Farfalle, olio di oliva, aglio, prezzemolo, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 2 o 3 scorfani di fondale (a seconda delle dimensioni), sale, passata di pomodoro.
Soffriggere in olio di oliva un battuto di cipolla, aglio, prezzemolo e peperoncino. Quando inizia a colorire, mettere gli scorfani, ben puliti, a cuocere e bagnare con un vino bianco secco. Dopo circa 15 minuti di cottura togliere il pesce dal tegame e spolparlo. Rimettere la polpa nella salsa, salare e aggiungere la passata; far cuocere il tutto rimescolando e nello stesso tempo sminuzzando i pezzetti di polpa più grossi, fino ad ottenere un composto piuttosto filoso. Scolare le farfalle cotte al dente e saltarle nella salsa. Per semplificare la spolpatura del pesce lo si può anche scottare, ma avremo una notevole perdita di sapore.</description>
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